News del 16/04/2018
Sud dell’Abruzzo e grandi fabbriche: le infrastrutture e i servizi per rafforzare il radicamento
Le vicende Denso e Pilkington e le osservazioni del segretario della Cgil di Chieti
Sud dell’Abruzzo e grandi fabbriche: le infrastrutture e i servizi per rafforzare il radicamento

E' nella parte meridionale della provincia di Chieti, la Val di Sangro e la zona costiera che arriva al Molise, che si concentra una parte consistente della produzione e dell'export regionale. Un pezzo d'Abruzzo dove negli scorsi decenni si sono insediate parecchie delle medie e grandi aziende che hanno scelto la nostra regione: la Sevel ovviamente (oltre 6.000 dipendenti, indotto escluso) e l'intero comparto dell'automotive, ma anche altre fabbriche che col tempo hanno costruito sul territorio l'apparato manifatturiero forse più importante del centro-sud italiano. Aziende di medie e grandi dimensioni, unitamente a realtà più piccole, che hanno prodotto lavoro e ricchezza ma che da alcuni anni a questa parte lanciano segnali contraddittori e talvolta preoccupanti: gli investimenti annunciati dalla Sevel per continuare a produrre ad Atessa i nuovi furgoni commerciali, ma anche la chiusura di realtà industriali che hanno lasciato sul terreno centinaia di lavoratori e un grande patrimonio di competenze tecniche e professionali: per esempio (ma ce ne sono altre) la Golden Lady o la Honeywell.
All'orizzonte dunque sembra prepararsi qualche nuovo temporale, sicché la Camera del lavoro di Chieti, la Fiom e la Filctem provinciali si sono riunite a Vasto per approfondire la situazione di altre due grandi fabbriche, e di farlo insieme alle Rsu e ai comitati direttivi Cgil di quelle aziende: la Denso e la Pilkington di San Salvo, che insieme all'indotto danno lavoro a circa 3.000 persone.
Una riunione, come informa Germano Di Laudo, segretario generale di Cgil Chieti, con al centro la realtà produttiva dei due stabilimenti, che in questo periodo si trovano ad affrontare problemi diversi ma che "nel corso degli anni hanno rappresentato, e devono continuare a rappresentare con la loro presenza e attività, il motore di sviluppo principale del territorio, contribuendo in maniera determinante al passaggio da un'economia prettamente agricola a una industriale".
Ciò che Di Laudo non dimentica è che "l'economia abruzzese viene alimentata in maniera significativa dalla ricchezza prodotta da queste realtà", e che "la crisi che ormai va avanti dal lontano 2009 ha impedito il completamento di un percorso e di relazioni il cui fine doveva essere il definitivo ancoraggio strutturale al territorio, anche decisionale, in un'economia globalizzata e finanziarizzata".
Fin qui le due multinazionali, entrambe giapponesi, hanno messo in atto strumenti diversi per affrontare le difficoltà: o facendo un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, oppure "godendo dei frutti prodotti da una profonda ristrutturazione partita prima della crisi". Inoltre il contributo che i lavoratori hanno pagato in questo processo è stato determinante.
Detto questo il segretario della Cgil riaccende i riflettori su un tema che si trascina da troppo tempo e che rappresenta una zavorra allo sviluppo: la carenza delle infrastrutture, delle opere fisiche e di quelle immateriali. "In questa situazione di difficoltà - scrive Germano Di Laudo - scontiamo i ritardi nella realizzazione delle opere infrastrutturali che pur condivise, programmate e in alcuni casi (con strumenti diversi) anche finanziate, aggravano ulteriormente le difficoltà di competitività e di ulteriore sviluppo del territorio stesso. Logistica, viabilità ed energia non possono più rimanere pura enunciazione ma bisogna individuare un percorso certo, realizzativo. Digitalizzazione, portualità, ferrovia (ultimo miglio), autoporto, produzione e costi energetici, riciclo degli scarti prodotti, sono tutte tematiche da affrontare e risolvere definitivamente in tempi brevi".
Di qui l'annuncio sulle prossime iniziative che vedranno impegnata la Cgil provinciale: da una parte "si incalzerà la dirigenza delle due multinazionali - proprio alla luce del momento che stiamo attraversando e che produrrà uno stravolgimento del mercato e della produzione legata all'automotive - per chiarire le strategie e gli interventi da realizzare per il mantenimento, lo sviluppo e i conseguenti livelli occupazionali", quindi la costruzione di una rete "a partire dal coinvolgimento delle altre organizzazioni sindacali confederali, di rappresentanti istituzionali, imprenditoriali e della politica, affinché si torni ad essere protagonisti del destino e del futuro".


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