News del 29/12/2018
Trasporti: in Abruzzo e Molise infrastrutture da ricucire alle rotte italiane ed europee
Le carenze delle due regioni e le considerazioni della Filt
Trasporti: in Abruzzo e Molise infrastrutture da ricucire alle rotte italiane ed europee

Quando parla di mobilità e trasporti nelle due regioni Franco Rolandi, segretario generale della Filt Abruzzo Molise, afferma che "gran parte delle criticità e delle problematiche ricadenti pesantemente sui rispettivi cittadini deriva dalla miopia e dalla scarsa attenzione che la classe politica ha riservato nel tempo alla tutela di questi territori e di queste popolazioni". Parole pronunciate anche nell'ultimo congresso, quello dell'accorpamento della Cgil delle due regioni, alle quali il sindacalista fa seguire alcuni "esempi spot" per rendere evidente quel che pensa.
"In Abruzzo - afferma - abbiamo ancora oggi una ferrovia che per collegare trasversalmente l'Adriatico al Tirreno, o se vogliamo alla Capitale, necessita di un tempo di percorrenza che definirei antistorico e comunque scandalosamente superiore (e di gran lunga) rispetto ai tempi di percorrenza degli anni Ottanta. In Molise addirittura, e per non essere da meno, il problema del collegamento tra la costa e le aree interne, ovvero da Termoli a Campobasso, è stato risolto alla fonte. Come? Semplicemente chiudendo la ferrovie e lasciando al solo trasporto su gomma l'esclusiva della mobilità". Un altro esempio? "Si ricordi quanto accade in Abruzzo per la messa in sicurezza di A24 e A25 - continua Rolandi - Dopo la costruzione di queste autostrade, negli anni Sessanta, ci si è dimenticati che il ciclo del cemento ha una vita media di settant'anni, che il numero dei veicoli e in generale dei mezzi è sensibilmente aumentato e che le due arterie attraversano un territorio ad alto rischio sismico". Una vicenda incredibile anche perché a sancire la pericolosità o la sicurezza di un'autostrada è stata all'inizio una trasmissione televisiva (per la verità con il ministro Toninelli più volte protagonista), "e se tutto ciò avviene, e se ancora oggi non si sbloccano le risorse per la messa in sicurezza delle due autostrade, dobbiamo puntare l'indice verso la classe politica locale e verso la debolezza e poca autorevolezza che nel tempo ha assunto nella gestione e nella prevenzione di questi fenomeni". Ma torniamo in Molise, alla vicenda di un'arteria fondamentale per l'economia e il pendolarismo della regione, ovvero la Bifernina, "l'unica strada effettivamente in grado di collegare la costa alle aree interne, che tuttavia si trova più o meno nella stessa condizione delle autostrade abruzzesi. Tale che a seguito del terremoto che ha colpito il Molise lo scorso agosto Anas e Prefettura hanno imposto prima una parziale chiusura e poi misure di limitazione ancora più pesanti rispetto a quelle adottate in Abruzzo da Strada dei Parchi".
Sin qui alcune arterie fondamentali per i trasporti delle due regioni, e tuttavia Abruzzo e Molise rischiano di restare fuori anche dai grandi progetti europei, da quei "provvedimenti indirizzati allo sviluppo delle infrastrutture e delle reti che hanno letteralmente escluso e ignorato queste regioni". E qui Rolandi fa un riferimento preciso: "Penso alle reti Tent-t - afferma - ovvero le reti transeuropee per il trasporto, l'energia e le telecomunicazioni istituite a inizio anni Novanta dalla Commissione europea con l'obiettivo di aumentare l'efficienza e la sostenibilità dei sistemi di trasporto, di migliorare i servizi di mobilità e la loro accessibilità ai viaggiatori e alle merci. E' accaduto - continua il segretario della Filt - che aldilà delle solite promesse scaturite da una proposta italiana di prolungamento degli attuali Corridoi lungo la dorsale adriatica, intervenendo in particolare sul Corridoio Scandinavo-Mediterraneo e su quello Baltico-Adriatico (oltre che su quello Mediterraneo) per collegare tra loro la penisola iberica, il Lazio, l'Abruzzo e le regioni dei Balcani, la realtà oggi è che l'Abruzzo e il Molise sono le uniche due regioni ad essere tagliate fuori dai 9 corridoi che ridisegneranno il futuro dei trasporti e della logistica nel vecchio continente. Del resto quelle cartine dell'Italia e dell'Europa intersecate dai diversi tracciati che rappresentano i 9 corridoi, e dalle quali emerge unicamente l'assenza dell'Abruzzo e del Molise, è l'ulteriore dimostrazione di come la politica locale sia stata finora assente dai tavoli nazionali ed europei, al punto da chiedersi cosa abbiano fatto di male i cittadini di queste due regioni per essere esclusi da queste straordinarie opportunità di crescita e sviluppo garantite invece ai cittadini delle restanti regioni".
E' una vicenda, quella dei corridoi di trasporto europei (si veda su questa rubrica anche la News del 24 dicembre, con la lettera firmata dai sindacati e dagli industriali abruzzesi e laziali) che si incrocia con un altro tema fondamentale: quello delle ZES, le Zone Economiche speciali introdotte nel 2017 per favorire la crescita nelle aree del Mezzogiorno collegate a zone portuali e destinatarie di benefici fiscali e soprattutto di importanti semplificazioni amministrative a vantaggio delle imprese già presenti o di quelle che vogliono insediarsi. Per Rolandi dunque "anche in questa circostanza la politica delle due regioni ha espresso il peggio di sé, non sfruttando peraltro l'opportunità di mettere insieme e in sinergia le reciproche debolezze". Ciascuno per proprio conto quindi, con "il Molise che ha raggiunto in extremis un accordo con la Regione Puglia e l'Abruzzo, rimasto al palo, che ha trovato all'ultimo istante il modo di associarsi con la Regione Marche e ha presentato ai portatori di interesse una proposta che comunque dovrà essere vagliata dal governo".
Ma torniamo alle ferrovie. Come dimenticare "la vetustà dei mezzi di trasporto, a cominciare dai treni, che sono in assoluto i più vecchi in queste due regioni trascurate e abbandonate anche da Trenitalia al punto che gli ETR 500, ormai giudicati obsoleti anche per l'alta velocità e che per noi invece costituirebbero un lusso, vengono utilizzati dal Gruppo Fs per il trasporto delle merci". E neppure dimentica, Franco Rolandi, che tra le situazioni negative che ci accomunano ci sono "i criteri di ripartizione delle già scarne risorse che servono per garantire il trasporto collettivo nelle regioni a statuto ordinario. Tali che sia il Molise che l'Abruzzo sono pressoché impossibilitate a raggiungere quegli obiettivi di efficientamento necessari ad evitare penalizzazioni e tagli sulle risorse", le cui motivazioni però "sono del tutto esogene perché scaturiscono proprio da quei difetti e da quei ritardi strutturali che ci trasciniamo nel tempo (ovvero le carenze delle infrastrutture e la mancanza di trasporto rapido di massa), cui si aggiunge la scarsa attenzione che le amministrazioni locali riservano nel predisporre condizioni che favoriscano e incentivino l'utilizzo dei mezzi pubblici". Problemi che non si possono risolvere senza l'aiuto dello Stato e senza "un sistema di alleanze ben articolato in grado di raccogliere, oltre alle forze sociali, alle associazioni, ai comitati degli utenti, ai pendolari e ai cittadini, anche le stesse amministrazioni locali".
Un "classico esempio" (così lo definisce il segretario) è la vicenda dei servizi minimi di trasporto locale in Abruzzo. Una battaglia condotta dalla la Filt Cgil, unitamente alla confederazione, per evitare che si porti a compimento quel "progetto scellerato voluto dalla Regione con il sostegno e la complicità di alcune sigle sindacali compiacenti" il cui esito sarebbe certamente l'ulteriore penalizzazione delle aree interne e montane, come d'altra parte hanno ben capito i sindaci di Teramo, L'Aquila e Giulianova ma in generale la stessa Anci, "che rappresenta i comuni abruzzesi e che non a caso, in sede di valutazione dei servizi minimi (in una riunione propedeutica all'approvazione dei servizi essenziali alla quale la Cgil non ha partecipato), si è astenuta e non ha espresso il proprio parere favorevole". Una battaglia sfociata persino in iniziative legali e in una recente sentenza con la quale la società regionale di trasporto locale è stata condannata dal tribunale di Chieti per non aver applicato una legge sulle libertà sindacali.
Sono temi, questi e altri, sui quali la Filt regionale si è pronunciata nel corso dell'ultimo congresso di San Salvo. Lo ha fatto perché "è necessario alimentare il dibattito e il percorso verso un modello di mobilità sostenibile quale elemento di rilancio e rinascita economica delle due regioni, che rischiano di perdere l'occasione di ripensare e riprogettare il loro modello di sviluppo, e con esso il sistema di relazione e mobilità. Dunque va recuperato il divario rispetto alle regioni del centro e del nord del Paese, una condizione che vede oggi Abruzzo e Molise fuori dei grandi corridoi europei e dalle opere infrastrutturali necessarie ad agganciarli".
Per far questo tuttavia "grande importanza riveste il trasporto ferroviario e l'ammodernamento del materiale rotabile. Certo qualcosa si è mosso, per esempio i 155 milioni annunciati per il potenziamento e l'elettrificazione della linea Terni-L'Aquila-Sulmona e il completamento del raddoppio Pescara-Chieti, e tuttavia i ritardi rispetto agli investimenti previsti nel Masterplan rallentano il rilancio di questa modalità di trasporto. Inoltre va salvaguardato e potenziato il patrimonio tecnico e produttivo del polo manutenzione di Sulmona, e pur accogliendo con favore la creazione del Centro controllo circolazione di Pescara dobbiamo notare che il resto del trasporto regionale dei passeggeri non può definirsi in Abruzzo e Molise né efficiente, né dignitoso o moderno, tantomeno intermodale e sostenibile". Fatto è che la Filt-Cgil giudica "irrazionale e inaccettabile" la decisione di chiudere l'esercizio ferroviario sulla linea Termoli-Campobasso, come ritiene urgente l'ammodernamento della Campobasso-Isernia-Roma. D'altra parte l'isolamento del territorio, aggravato dai terremoti e dalla mancanza di collegamenti alternativi alle strade Bifernina e Trignina, richiede nuovi investimenti per assicurare il collegamento ferroviario verso la città portuale molisana.
Quello che serve dunque è salto di qualità, anche alla luce degli investimenti ferroviari annunciati dal ministro Toninelli (il 45% dei quali dovrebbe essere destinato alle regioni del Mezzogiorno) che rendono necessaria una strategia di alleanza tra le due regioni anche rispetto all'avvio dell'alta capacità sulla Bari-Napoli, un'opera "in grado di sferrare un colpo mortale al trasporto ferroviario del medio-basso Adriatico".
Guardando invece il trasporto pubblico su gomma, l'Azienda Unica del Trasporto Abruzzese (Tua) pur con i tanti limiti dovuti al mancato cambio di passo e alla carenza di risorse per l'acquisto del materiale rotabile, rimane tuttavia "una realtà di prospettiva a cui tendere per farvi confluire il resto del Trasporto pubblico locale da altre aziende pubbliche. Di certo però non si può essere soddisfatti della riforma del settore avviata in Abruzzo nel 2015 e oggi parzialmente realizzata - osservano dalla Filt - una riforma lontana dall'ambizione di costruire in Abruzzo un unico bacino di trasporto regionale, lontana dal realizzare l'irrinunciabile sistema di bigliettazione unica, lontana cioè dalle aspettative e dai bisogni degli utenti e dei lavoratori del settore". Una situazione che in Molise è ancora più drammatica se si pensa che questa regione "vive una situazione di frammentazione e nanismo aziendale (dalla quale l'Abruzzo non è esente, al contrario...) con la presenza di sole società private. Uno scenario inquietante all'interno del quale la Regione si accinge a predisporre una gara europea dalla quale ci aspettiamo un drastico ridimensionamento delle oltre trenta imprese molisane che oggi continuano ad essere finanziate dalla contribuzione pubblica".
Ancora oggi, per concludere, le infrastrutture stradali delle due regioni, soprattutto le arterie gestite da Anas (i cui centri decisionali si sono allontanati dall'Abruzzo), oltre a quelle gestite ancora dalla Province, "mostrano limiti evidenti frutto di un abbandono trentennale...". C'è bisogno dunque di investimenti e nuove opere, "tanto più in un momento storico in cui sempre più sono necessarie alternative ai tracciati autostradali, oggi più che mai escludenti per i costi eccessivi. A tal proposito - conclude la Filt abruzzese e molisana - va seguita con attenzione la contingente fase storica che ci riporta deficit manutentivi delle infrastrutture autostradali che nei casi estremi, come peraltro l'esperienza di Genova insegna, qualora non immediatamente risolti rischiano di isolare le due regioni dal resto del paese".


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